Collettore del Garda: venti sindaci della riviera veronese e AGS chiedono rassicurazioni

Allarme sui fondi per l’opera fondamentale per evitare il rischio ambientale: «si stanzi quanto promesso».

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collettore del gardacollettore fognario emerge dal garda
Il collettore fognario emerge dal dalle acque del lago di Garda per un malfunzionamento.

Allarme sui fondi per l’opera fondamentale per evitare il rischio ambientale: «si stanzi quanto promesso».

Riunione dei sindaci e Azienda Gardesana Servizi in provincia di Verona per fare il punto sui lavori per la realizzazione del rifacimento del collettore intercomunale della fognatura della sponda veronese del lago di Garda, struttura obsoleta e a continuo rischio di disastro ambientale che infliggerebbe una mazzata, oltre che ambientale, pure all’economia turistica della riviera, dopo la nota ministeriale che destinerebbe all’opera solamente 52 milioni e, di questi, 22 milioni alla sponda veronese.

Azienda Gardesana Servizi e i venti sindaci soci interessati dai lavori di rifacimento del collettore del Garda chiedono al ministero per l’Ambiente e la Sicurezza energetica di fare chiarezza sui fondi destinati all’opera.

In un incontro tenutosi nella sede della Provincia di Verona, i sindaci hanno sollecitato, con forza, chiarimenti al ministro Gilberto Pichetto Fratin (Forza Italia). Il nodo da chiarire è relativo agli stanziamenti necessari per completare la realizzazione del collettore del Garda. Il 3 febbraio scorso, a Bardolino, il ministro Pichetto Fratin aveva garantito la disponibilità di 100 milioni di euro di copertura per realizzare l’opera, grazie al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC). Una nota ministeriale datata 11 febbraio, invece, suddivideva i 100 milioni in causa così: 78 per i lavori sulla sponda bresciana e solo 22 per quella veronese. Nota a cui i sindaci hanno risposto con una lettera indirizzata al viceministro Vannia Gava (Lega Salvini), chiedendo rassicurazioni.

Dalla direzione del ministero è arrivata nei giorni scorsi una lettera che prevede un taglio netto dei fondi annunciati: solo 52 milioni di euro, e non più 100; di questi, 30 sarebbero destinati alla sponda bresciana e solo 22 a quella veronese. Cifre che hanno provocato la mobilitazione dei sindaci e di AGS.

«Chiediamo ai nostri parlamentari – ha sottolineato il presidente di AGS Angelo Cresco – che si facciano portavoce con il ministero, per capire se i restanti 50 milioni di euro siano spariti o possano ancora essere utilizzati come fondo di coesione per realizzare il collettore. Soprattutto, vogliamo sapere come verranno suddivisi tra la sponda veronese e bresciana, che non potrà partire con i propri lavori prima del 2027. Come AGS abbiamo utilizzato tutte le risorse a nostra disposizione. Ma siamo in grado, grazie ai lotti funzionali in cui è suddiviso il progetto, di mettere a frutto ogni finanziamento per avanzare con le opere necessarie. Non dobbiamo mai dimenticare che salvaguardare il lago di Garda significa anche salvare l’ambiente, l’ecosistema e l’economia di una area molto vasta».
«Il ruolo della Provincia di Verona – ha detto il presidente Flavio Pasini – è fondamentale per riunire il territorio e favorire il dialogo con i sindaci. In questo momento abbiamo un’urgenza per il Lago di Garda con il collettore. I soldi a disposizione non sono sufficienti, anche la Provincia può fare la sua parte, essendo la casa dei comuni e del territorio. È importante che i sindaci tra di loro facciano squadra e che la Provincia si metta a disposizione per questa esigenza».

«Proteggere e valorizzare il patrimonio ambientale del lago di Garda deve essere la priorità: come sindaci siamo coesi nel chiedere certezze sui fondi per la realizzazione di quest’opera fondamentale – dice il sindaco di Bardolino, Daniele Bertasi, comune capofila della richiesta dei 20 comuni soci di AGS –. L’incontro di oggi è stato positivo, perché ha messo intorno a un tavolo sindaci, Provincia, AGS, parlamentari ed europarlamentari veronesi, che si sono detti disponibili a trovare una soluzione per finanziare l’opera. Ci auguriamo che i fondi arrivino quanto prima perché i progetti esecutivi per la sponda veronese sono pronti e attendono solo i finanziamenti per partire con i cantieri».

«L’adeguamento della infrastruttura fognaria del lago di Garda, giunta a fine vita, è improrogabile: è giusto che i lavori inizino laddove ci sono progetti pronti a partire, e cioè sulla sponda veronese – evidenziano Bertasi e Cresco –. Ci teniamo a sottolineare che non si tratta di mettere in competizione le due rive del lago, ma di applicare il buon senso, portando avanti i progetti più maturi, al fine di evitare maggiorazioni dei costi e allungamenti nei tempi di realizzazione».

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