Inflazione a gennaio 2025 Bolzano, Trento, Rimini, Padova tra le città più care

Allarme dei sindacati per il costo della vita sempre più caro e con gli stipendi che diventano sempre più poveri.

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A gennaio 2025, con riferimento alle cinque ripartizioni geografiche, si registra una generale accelerazione del tasso d’inflazione. La variazione percentuale sui dodici mesi è più alta di quella nazionale nel NordEst (da +1,4% a +1,7%), nel Sud (da +1,3% a +1,7%), nel Centro (da +1,3% a +1,6%) e nelle Isole (da +1,2% a +1,6%), mentre risulta inferiore nel NordOvest (da +1,1% a +1,3%).

Tra i capoluoghi delle regioni e nei comuni non capoluoghi di regione con più di 150.000 abitanti, l’inflazione più elevata si osserva a Bolzano e a Rimini (entrambe con l’indice dei prezzi a +2,5%) e a Padova (+2,2%), mentre le più contenute si hanno a Livorno, Brescia, Aosta (tutte a +0,9%) e a Firenze (+0,6%).

Per il secondo mese consecutivo Trento si conferma tra le città più care d’Italia. Secondo l’Istat i prezzi sono cresciuti del 2,1% su base annua, al di sopra della media nazionale che si è fermata a +1,5% in base all’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività.

Una spinta dell’inflazione che allarma i sindacati che in una nota della Triplice del Trentino sottolinea come le spese che crescono maggiormente su base annua sono i prodotti alimentari, le spese per l’abitazione, quelle legate a ristorazione e alberghi e altri servizi. Significativo notare come negli ultimi cinque anni in Trentino l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari abbia raggiunto il 28,2%, mentre le spese per la casa e l’energia siano cresciute addirittura del 42,7%.

Complessivamente dal gennaio 2020 ad oggi le famiglie trentine hanno subito un aumento dei prezzi generali pari al 21,3% contribuendo così a rendere più poveri molti nuclei familiari trentini, tanto che Istat nel 2023, ultimo dato disponibile, registrava la crescita delle persone in povertà relativa al 9,3% del totale della popolazione, superando così quota 50.000 persone in condizione di bisogno, evidenziando il sostanziale fallimento delle politiche sociali messe in campo dalla giunta Fugatti negli ultimi 6 anni del governo leghista dell’economia provinciale, che ha visto allargarsi il divario con la “cuginaAutonomia speciale di Bolzano che è riuscita a far crescere l’economia locale molto meglio di Trento, con vantaggi tangibili anche in termini di disponibilità del bilancio provinciale alimentato proprio dal gettito fiscale riscosso sul territorio.

Proprio nelle due province autonome il problema maggiore è dato dall’elevatissimo costo della casa, sia per l’acquisto che l’affitto, tanto da essere un fattore scoraggiante per coloro che potrebbero avere un lavoro, ma che non possono affrontare l’ingente spesa della locazione o dell’acquisto della casa. Abitazione che è un lusso per molti, troppi lavoratori dipendenti e autonomi

Ad aggravare la situazione c’è il fatto che con il costo della vita galoppante a Trento e Bolzano i cittadini hanno sempre più difficoltà a risparmiare qualcosa. Secondo l’indagine condotta da Barometro Ipl, l’Istituto per la promozione dei lavoratori di Bolzano, «circa la metà dei lavoratori non riesce a risparmiare», avverte il direttore Stefan Perini.

 

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